LYNN DAVIS

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Lynn Davis & Philip Glass, Venezia, 2012
photo credit: Michele Sereni

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Per quanto mi concerne, il primo impatto personale ricevuto dal messaggio che queste opere fotografiche di Lynn Davis trasmettono, è stato quello di una sua ispirazione, sì, in profondità, ma limpida, senza complessi limitativi. A qualificarla mi era venuto sulle labbra il temine “Innocenza”, nel senso di limpidità, onestà spirituale, anche quando, e soprattutto, sono cosparse di una luce crepuscolare che non è polvere come ci si potrebbe aspettare in quelle regioni. Parola di “Innocenza” però, che ho esitato a pronunziare, non sapendo come  Lynn l’avrebbe interpretata. Ma poi non tardavo a felicitarmi con me stesso, quando leggevo nel NY Times dello scorso 26 settembre, a proposito delle opere esposte da Lynn Davis alla Hirschl and Adler Modern di Manhattan, fra le altre espressioni favorevoli alla espositrice, quella di “Refreshing Simplicity” che mi sembrano esprimere felicemente lo stesso concetto.

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Così, con la sua particolare, peculiare arte fotografica, con le proporzioni e filtrazioni di luce che avvolgono i suoi fotogrammi, Lynn Davis ci fa vedere ciò che essa vede e soprattutto come essa le vede. E terzo, che forse è il più importante, ciò che non si vede ma che esiste, coperto dal silenzio, in attesa dello sguardo che sa vedere. Proprio come nella massa imponente dei suoi Icebergs sorretti dalle acque blu e verdi  dell’Oceano Artico.

 

E queste, delle creazioni fotografiche di Lynn Davis, malgrado le sia pur giuste messe in guardia dalle tentazioni di apprezzamenti della sua arte in chiave lirico – romantica, non sono forse – è chiaro in senso lato – e diciamolo senza sussurrante timidezza: “Poesia”? Non rime baciate, s’intende, ma bellezza, emozione, opera d’arte concreta.

Carlo de Franchis
Verona, 8 dicembre 1991