Roberto Pugliese - La finta semplice

Il titolo del lavoro richiama un’opera giocosa di Wolfgang Amadeus Mozart su libretto di  Marco Coltellini che a sua volta lo aveva adattato da un testo per musica di Goldoni. La prima esecuzione avvenne nel 1769.

Il richiamo mozartiano è tutto nel titolo. L’installazione di Pugliese nella Chiesa di San Francesco al Corso prosegue il discorso dell’artista sulla “musica da vedere” e sul rapporto tra l’immaginario visivo e quello sonoro, sulle derive e confluenze che ormai caratterizzano il mondo contemporaneo. Compositore di musica elettronica e performer, Roberto Pugliese ormai ha una sua fisionomia ben definita nel panorama della ricerca tra arte e musica. Le sue installazioni site specific mettono insieme universi sonori diversi espressi con un impatto visuale di grande emozionalità, che riesce a esprimere la complessità dell’elaborazione progettuale. L’artista segue tutte le fasi di elaborazione concettuale e di realizzazione tecnica dei lavori. Per questo Pugliese è un artista che riesce perfettamente a integrare la plurimedialità in un ambito di forte percezione e d’immediatezza fruitiva.

L’installazione è formata da 16 strumenti musicali (4 violoncelli, 4 violini, 4 viole e 4 contrabbassi) distribuiti a varie altezze e posizioni nella Chiesa di San Francesco al Corso. Questi elementi sono testimoni e simboli di un immaginario musicale classico che tutti possediamo. La composizione  nasce da una lunga elaborazione di sequenze elettroniche e di brani strumentali, e sostanzia un racconto sonoro unico che riempie e avvolge tutto l’ambiente. La musica e gli strumenti creano un sottile gioco di rimandi e di attese nel pubblico, mettendo in relazione quello che si vede, il sonoro e l’immaginario personale. In Roberto Pugliese tutto sembra “naturale”, l’universo digitale e analogico convivono, la visualità (e visionarietà) artistica e musicale possiedono quella finta semplicità  che è caratteristica dei lavori importanti, delle opere che hanno forza e autonomia. Un giovane artista può perfettamente essere testimone del proprio tempo senza fughe in avanti, cercando e trovando  un dialogo tra il nuovo (sempre necessario) e la tradizione. 

Valerio Dehò

Museo degli affreschi “G.B. Cavalcaselle”
Via Luigi da Porto, 5, Verona

2016