LUCAS REINER, Renaissance Removal Paintings
Nove dipinti esposti a Studio la Città
Lucas Reiner, Renaissance Removal Paintings, Studio la Città, 2026
Photo credit: Michele Alberto Sereni
Renaissance Removal Paintings è un tema nuovo per Studio la Città, perché l’attenzione qui è sempre stata rivolta ad artisti che hanno concentrato la loro ricerca sulla riduzione del colore, del segno, della forma.
Il rigore fondamentale ricercato poteva eventualmente trovare slancio nella sovrapposizione di un secondo colore, di un secondo segno, di una seconda forma e l’eco di quel secondo intervento avrebbe dovuto essere talmente delicato da aggiungere solo una sfumatura al colore, una prospettiva al segno, appena un’ombra alla forma.
Questo metaforico secondo gesto avrebbe reso il contenuto dell’insieme più radicale, mentre il significato avrebbe dato più sbocchi alla composizione originaria rendendola solo apparentemente più intricata.
La grande novità di Renaissance Removal Paintings consiste in un processo di aggiunta di materia pittorica, che riorganizza il contenuto per creare un confronto aperto – e non più soltanto consequenziale – tra soggetto e sfondo.
Consiste nell’enfatizzazione del rapporto prospettico tra figure (ora assenti – “removed”) e il paesaggio, nella contestualizzazione che ne risulta; nettamente approfondita nei temi biblici fondanti la cultura giudaico-cristiana di cui Lucas Reiner ha scelto di sfondare l’aspetto compositivo e dipanarne il senso etimologico e teologico [1].
Lucas Reiner, Adam and Eve, or The Garden, 2026
Photo credit: Michele Alberto Sereni
Le dimensioni di ogni opera sono esattamente quelle da cui proviene l’immagine rinascimentale ispiratrice. Il soggetto è stato però estratto per indagare lo sfondo, proiettando quest’ultimo contemporaneamente in prima fila a diventare a sua volta soggetto. I personaggi tradizionali, che erano rappresentati in certi momenti fondamentali della solennità biblica, semplicemente non ci sono più: sono svaniti lo sfondo, la città, il pozzo, l’ara e vengono così profondamente reimmaginate.
Tutto fa spazio alla vita naturalistica che c’era lì dietro, in particolare gli alberi che sembrano riproporre il tema contestuale mantenendo quella tensione fra soggetti dell’opera originale.
Ma attenzione: sono profondamente reimmaginati anche loro per rendere il tema di riferimento lontano… rimane solo la tela, traccia inequivocabile di quel che c’era e intelaiata esattamente delle stesse dimensioni del masterpiece di riferimento [2].
L’opera conserva le dimensioni, ma il contenuto è riprodotto/ridipinto/reimmaginato con tale sicurezza editoriale, esplosiva competenza tecnica e una rielaborazione contenutistica da diventare, ora, soggetto.
Le connessioni con i temi e i soggetti biblici originali spingono verso una dimensione mantrica di una storia ancestrale, ripetuta di generazione in generazione e che ora contiene una nuova versione di sé stessa. Il racconto di origine bibliche, dipinto nei secoli per affermare quella realtà cosmica, viene smontato rispettosamente da Lucas Reiner: lo cambia per continuare ad indagare sul contenuto, per ripetere quella preghiera mantrica attraverso la chiave di rilettura naturalistica.
Il valore del contenuto si mantiene anche senza soggetto? La natura è sufficientemente potente per usare i propri strumenti comunicativi per egual finalità?
Lo sconquasso di soggetto-oggetto è solo la prima parte della ricerca di Lucas Reiner, poi viene la trasformazione della profondità compositiva e pittorica.
La tela di lino è stata preparata fin dall’inizio con abbondanti spatolate di gesso sul lato posteriore del telaio: permeando, affiora sulla superficie anteriore e diventa parte della base operativa.
Il quadro estrude gesso, viene dipinto a tempera, strati di colori vengono apposti gli uni sopra gli altri, alcune parti vengono magicamente maneggiate per creare un effetto di profondità che obbliga a riguardare e riconsiderare l’opera intera talmente sono sorprendenti e sapienti.
Come convivono quelle estrusioni di gesso con quelle profondità di pittura quasi gelatinose, acquee, liquide? E tutto questo, come affronta l’assenza del soggetto, che vibrazione mantrica ne emerge?
Avendo vissuto tutte queste forti emozioni contrastanti, ma connesse davanti all’opera, sorge poi la domanda fondamentale: ma questo processo rimuove alla tradizione rinascimentale o aggiunge all’era contemporanea dell’arte?
E come dovremmo noi, gli osservatori, reagire a questa chiamata, forse l’ultima…?
| Francesco Sutton, Principal – Studio la Città
[1] Nel 2026, nel suo studio di Porto, in Portogallo, Lucas Reiner ha realizzato nove tele per la serie “Renaissance Removal Paintings”, esposte presso Studio la Città a partire dal 16 maggio. Per questo ciclo di opere, l’artista si è ispirato ai temi biblici e ha mantenuto le dimensioni originali dei capolavori di alcuni tra i più grandi maestri del Rinascimento europeo: Piero della Francesca, Hieronymus Bosch, Giorgione, Andrea del Sarto, Tiziano, Paolo Veronese e Rubens.
[2] L’opera di Lucas Reiner Adam and Eve, or The Garden (riprodotta in questo documento) si rifà all’opera pittorica Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre di Peter Paul Rubens (1628-1629). Quest’ultimo, a sua volta, si era ispirato all’omonima tela di Tiziano del 1550 – entrambi i dipinti esposti al Museo del Prado di Madrid.