…“Se si volesse, poi, indicare l’elemento distintivo dell’opera di Calzolari nell’attuale panorama internazionale, credo lo si potrebbe rinvenire esclusivamente nella pienezza di un’arte che, oltre i codici, i generi, gli stili, fa scaturire direttamente le forze organiche e fisiologiche, conferisce loro spessore storico e slancio a venire (memoria e attualità), accarezza la contemporaneità ma non se ne lascia influenzare o travolgere, si organizza con rigore non disdegnando nessuno strumento, nessun materiale, insomma, per usare le parole dell’artista, una disciplina organica verso l’astrazione, che muta col mutare di ciò che, utilizzato, si trasforma. Pochi artisti, dopo Fontana, hanno saputo toccare una simile vastità di temi, pochi artisti, oltre Beuys e Nauman, hanno spaziato con tanta coerenza e duttilità dalla pittura alla scultura, dal video all’installazione, alla performance, Calzolari è tra questi. I monocromi di materie sublimi, le scritte luminose e le strutture ghiaccianti, i sali e i dipinti a tinte piatte, le installazioni, le “costellazioni viventi” e i video delineano una poetica che unisce crepuscolarismo autobiografico e lirica geroglifica, esistenzialismo dell’assurdo ed estasi materiale, coralità mistiche e sprofondamento d’infinito, stati onirici, contaminazioni del mondo infantile e altro ancora, pochissimi, però, sanno librarsi costantemente alle scaturigini della visione – il fondale in atto del nostro immaginario profondo e collettivo – trasformarla in processo di formazione e disciplina (quasi un tirocinio ascetico) e contemporaneamente sfuggire, attraverso il potenziale ermeneutico ed allegorico, alle minacce di normalizzazione e banalizzazione che gravano su ogni intervento artistico e delle quali lo spettatore è perennemente avvertito”….
Mario Bertoni, 2002
Studio la Città
Lungadige Galtarossa, 21 37133 Verona – Italia
2002