La pratica artistica di Mikhael Subotzky si configura come un’indagine frammentaria e critica sulle narrazioni sociali, storiche e politiche che attraversano il Sudafrica contemporaneo. Attraverso fotografia, film, installazioni video e, più recentemente, collage e pittura, l’artista esplora le politiche della rappresentazione, rivelando il divario tra ciò che viene mostrato e ciò che resta nascosto. Il suo lavoro si fonda su un processo di scomposizione e ricomposizione delle immagini, volto a restituire la complessità e le contraddizioni dell’esperienza contemporanea.
Subotzky mette in luce le dinamiche di marginalizzazione e le continuità tra passato coloniale e presente, interrogando le strutture di potere che regolano la vita quotidiana.
Parallelamente, nei lavori realizzati attraverso la tecnica dello “Sticky Tape Transfer”, l’artista utilizza il gesto di separazione e trasferimento del pigmento come metafora visiva di fratture più ampie — personali e collettive. La sua ricerca, profondamente radicata nella propria esperienza biografica e nel contesto post-apartheid, affronta questioni legate all’identità, all’ “essere bianchi” e alle disuguaglianze persistenti, intrecciando dimensione intima e riflessione sociale in una pratica che mette costantemente in discussione i modi in cui le immagini costruiscono e mediano la realtà.
Studio la Città
Via Lungadige Galtarossa 21, Verona
dal 16 maggio 2026