IL TESORO MISTERIOSO
Herbert Hamak al museo maffeiano

“La città di Verona è stata il primo luogo dove ha avuto inizio, oltre 25 anni fa, il mio rapporto con l’Italia che dura tuttora.

Quando sono arrivato qui per la prima volta ho avuto la sensazione simile ai viaggiatori del XIX secolo provenienti dal Nord, dalla terra della Sehnsucht (“struggimento”). La malinconia del Nord Europa si incontra con la presunta allegria del Sud.

Io, invece, sono stato colpito dall’architettura del Medioevo, in gran parte conservata intatta, e dai tesori artistici di inestimabile valore. Mi ero fatto un’idea dell’Italia guardando i film degli anni ’50, che però non rispecchiava la realtà. Diversa invece è stata la mia prima visita a Castelvecchio. La costruzione non si presentava in puro stile medioevale, come sembrava a prima vista. Dopo accurati interventi era stata trasformata in un museo da un architetto sensibile e attento (Carlo Scarpa). Tra le sue considerazioni vi era l’idea che nel Medioevo le costruzioni avessero una muratura a vista. Oggi invece si ritiene che la muratura fosse intonacata e dipinta con colori molto vivaci.

La mia idea era di dare di nuovo colore agli edifici. Scelsi il blu oltremare, un colore che in Italia è considerato carico di emozioni e che, al tempo stesso, fa parte dei colori araldici di Verona. Per evitare di dare l’impressione di una presunta ricostruzione storica, decisi di mettere i colori sui merli della costruzione, così da restituire alla città un po’ della sua cromaticità.

Verona deve essere stata una città dai tanti colori prima che sparissero le immagini sulle facciate, così come le tele davanti alle finestre per far ombra all’interno delle abitazioni.

Il Museo Maffeiano è unito al castello grazie alle antiche mura della città e quindi vorrei continuare il mio progetto, ovvero colorare la città.

Sotto all’area del museo sono ancora conservate strutture risalenti al periodo romano, che possono essere portate alla luce a testimonianza dell’epoca.

Il Museo Maffeiano è una camera di tesori, nella quale vengono mostrate le origini della nostra cultura. Point Alpha sono lavori che si occupano sia delle scoperte (localizzazione) di forme espressive artistiche, che (al concepimento dell’idea) del momento della creazione (idea). È come se potessimo partecipare al processo di creazione. Siamo molto vicini al processo di creazione e con gli artefatti del museo ci avviciniamo molto a un’epoca. Durante il lavoro il momento viene congelato e conservato per le generazioni future.

I colori restituiscono agli oggetti l’aspetto quotidiano. Ritorna la policromia di un’epoca lontana nel tempo.

Prima di trovarsi sul balcone del museo, i cubi blu si trovavano nella cattedrale di Atri. Per me i cubi sono come i godet di una scatola di acquarelli e con ciò rappresentano la metafora della colorabilità. Nella cattedrale di Atri questi sono stati infilati nei buchi delle impalcature tutt’oggi esistenti, dando alla parte anteriore l’aspetto di un libro religioso medioevale arricchito con pietre preziose. Nei libri viene custodito per iscritto il segreto della fede e la cattedrale è il luogo dove si pratica la fede. In questo modo la facciata non è stata soltanto decorata, bensì conduceva ai segreti cristiani.

Da un punto di vista architettonico, il museo di Verona ha un aspetto barocco, in cui i cubi colorati (pastiglie di acquerello) rappresentano un’altra forma della colorazione. Piazza Erbe nel suo periodo aureo appariva colorata e arredata come una villa veneta al suo interno. Siamo dunque ritornati alle immagini dei film degli anni ’50, dove la vita si svolgeva in gran parte sulle strade.

Lo spazio interno prosegue nello spazio esterno e quindi da un lato verso uno spazio privato che offre protezione e allo stesso tempo verso uno spazio di rappresentanza. La città svolge una funzione simile a quella di una fortezza, offre protezione. Il cerchio si chiude e questo è un ulteriore tentativo di vedere un edificio non solo dal punto di vista puramente architettonico, bensì di restituire alla città il suo splendore.

Naturalmente, a questo progetto contribuisce anche il lavoro attento e minuzioso della Galleria Studio La Città. Essa completa il lavoro urbanistico e ritengo che, in questo modo, Verona acquisti un nuovo aspetto tipicamente italiano.”

Herbert Hamak

Museo Lapidario Maffeiano
Piazza Brà 28, Verona 37133 Verona – Italia

Fino al 13 dicembre 2015