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STUDIO LA CITTA'

È una storia lunga quella di Studio la Città di Verona. Una storia in cui si possono facilmente rintracciare delle linee guida, dei fils rouges che accompagnano le scelte e le non scelte di una delle più conosciute gallerie italiane di arte contemporanea. Studio La Città apre i battenti nel 1969 con Lucio Fontana, la cui presenza, con piccole o grandi opere è in ogni esposizione che ripercorra la storia della galleria e in ogni stand di fiera alla quale la galleria ha partecipato e partecipa…e sono numerose ogni anno. A sottolineare così la linea di pensiero dalla quale provengono molte delle scelte artistiche di Hélène de Franchis, fondatrice e titolare della galleria.

Dal 1969 si sono avvicendate sulle pareti di Studio La Città le opere di Piero Manzoni, Mario Schifano, Enrico Castellani, Michelangelo Pistoletto, Pier Paolo Calzolari, Gianni Colombo.
Nel corso degli anni Settanta il programma si è concentrato sull’arte analitica e minimale con uno sguardo internazionale, allora piuttosto raro in Italia, con artisti come Ulrich Erben, Sol Lewitt, Robert Mangold, Robyn Denny.

Dalla seconda metà degli anni Ottanta la galleria ha posto in particolare la sua attenzione su artisti la cui ricerca è incentrata sul minimalismo cromatico come Herbert Hamak, Ettore Spalletti, John McCracken, David Simpson, Max Cole, Stuart Arends, Lawrence Carroll.
Negli ultimi anni la società è profondamente mutata e di conseguenza i temi di indagine dell’arte sono diventati più articolati e complessi. La galleria ha, così, pensato di superare barriere di ambito prettamente linguistico, cercando di esplorare nuove frontiere. Ha guardato e guarda ad artisti che indagano i limiti tra la società contemporanea e la natura, tra digitale e analogico, che incentrano la loro ricerca su problematiche di matrice sociale in un mondo sempre più globalizzato, attraverso la pittura, la fotografia, il video, l’installazione. La sottile, quanto determinata, linea che collega gran parte delle scelte realizzate dalla galleria in tutto questo tempo e che rende la stessa riconoscibile è la ricerca di una forma espressiva silenziosa e intima, che giunga all’essenza delle cose. In tal senso Gabriele Basilico, Vincenzo Castella, Alberto Garutti, Pierpaolo Calzolari, Luigi Carboni, Ettore Spalletti, Giulio Paolini sono considerati i classici contemporanei della galleria.

Nel maggio del 2007 Studio La Città ha inaugurato la sua nuova sede espositiva in una zona industriale a ridosso del centro storico della città, a Lungadige Galtarossa: 900 metri quadrati, disposti con grande flessibilità, che consentono alla galleria di potere proporre contemporaneamente più mostre ed eventi. Uno spazio adatto a mostrare anche opere di grandi dimensioni, che in alcuni casi sono state appositamente pensate e realizzate site specific, lavori di giovani artisti, performances, ma anche mostre di nomi consolidati nel mondo dell’arte contemporanea.
Per la sua conformazione spaziale la galleria rappresenta al contempo il luogo adatto all’organizzazione di diverse tipologie di eventi (presentazioni di cataloghi, concerti, inaugurazioni, performances teatrali ecc.). All’interno della stessa è stata, inoltre, predisposta una sala video per la proiezione di mostre appositamente dedicate a questa forma artistica. Studio la Città ha così proposto nel suo nuovo programma espositivo artisti quali: Jacob Hashimoto, Hiroyuki Masuyama, Eelco Brand, Nick Cave, Arthur Duff, Izima Kaoru, David Lindberg, Steve Roden, Mikhael Subotzky, Timothy Tompkins, Pablo Zuleta-Zahr, Victor Ampliev.

Nell’ultimo periodo, inoltre, la selezione artistica ha abbracciato i nuovi linguaggi dell’arte indiana, culminando con una mostra dal titolo India Crossing che ha visto partecipi gli artisti: Riyas Komu, Hema Upadhyay, Nataraj Sharma, Valsan Koorma Kolleri, Ashim Purkayastha, Shilpa Gupta. Ẻ importante per la galleria mostrare il lavoro di questi artisti, che utilizzano forme espressive distinte, ma che sono tutti concentrati su linee guida comuni che hanno come scopo la ricerca della bellezza, di una semplicità complessa, in cui la coerenza poetica si fonde con la curiosità nei confronti di nuove e, talvolta, inaspettate elaborazioni espressive.

Angela Madesani, 2010


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