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Victor Alimpiev

L’installazione video To Trample Down an Arable Land (2009) di Victor Alimpiev mette in scena il silenzioso procedere in file serrate di un gruppo di danzatori, su per una rampa in leggera salita. Coordinati tra di loro come organismi cellulari, i loro gesti, lenti e ripetuti, ricordano le prove di uno spettacolo teatrale durante le quali gli attori eseguono puntigliosamente le dettagliate indicazioni della regia. Alcuni dei protagonisti reggono delle bandiere, le cui pieghe coprono a tratti i corpi, con un effetto visivo simile ad un capriccio barocco. Diversamente dai video precedenti in cui le voci modulavano dei canti, qui gli unici rumori sono il fruscio dei passi e i tonfi secchi dei bastoni delle bandiere sul pavimento. I primi piani sui particolari dei visi fanno emergere la compattezza della compagine e la concentrazione con la quale vengono eseguiti i singoli movimenti durante l’ascesa, ricchi di evocazioni e rimandi. Così l’atto di inginocchiarsi delle danzatrici della prima fila richiama indubbiamente alla memoria l’inchino degli attori che ringraziano il pubblico alla fine dello spettacolo ma anche l’atteggiamento di preghiera delle Madonne dei dipinti rinascimentali. Anche la posa assunta dai danzatori mentre si riposano durante una sosta è la reminiscenza di una pausa dal lavoro dei campi di una coppia di contadini ritratta da Jules-Bastien Lepage nel dipinto Les Foins (1877). Sebbene il rosa pallido delle bandiere non si riferisca ad un periodo storico definito, l’associazione a ideologie trascorse è inevitabile, in particolare al comunismo ormai stinto e sottomesso alla logica consumistica e alla bandiera rossa che nella cinematografia, in teatro, in pittura, è il simbolo per antonomasia della libertà di un popolo in marcia verso la rivoluzione. Simili ad una rima che si ripete, ai colpi di zappa che scavano nel terreno i buchi che accoglieranno le piante o alla ritualità sempre uguale del sacerdote che officia la liturgia, sono le spalle leggermente curve in avanti dei danzatori che portano il peso del compito assegnato. La costruzione di ogni elemento visivo e cromatico della coreografia si tiene in perfetta equidistanza da un centro ideale, in un dialogo a distanza con le immagini del secondo video, installato nella stanza attigua, dove appaiono alcuni spettatori, posti nelle ultime fila della processione, intenti a osservare l’azione. E’ un secondo punto di vista che conclude la forma compositiva, lungo un’ideale linea di congiunzione.

Maria Rosa Sossai, 2009

(vedi biografia)

OPERE DISPONIBILI

To Trample Down an Arable Land – 2009
HD Video, 31 min.
Ed. di 7
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Still dal video My Breath - 2007
DVD 4 min. e 33 sec.
ed. di 5
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INSTALLAZIONI

Installation view,
Studio la Città - 2009
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Installation view,
Studio la Città - 2009
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