Intervista a Massimo Vitali tratta da: Conversazione virtuale tra Gabriele Basilico,
Vincenzo Castella, Massimo Vitali e Angela Madesani.
A.M. Esiste una cifra del tuo lavoro?
M.V. Essendo un etologo studio la socialità umana. Mi interessano l’osservazione e
il voyeurismo. Sono affascinato dal funzionamento della vita, dalle dinamiche sociali,
dagli spazi, dalle interazioni: tutte cose minime che non interessano a nessuno. La
fotografia, in questo senso, diventa secondaria, perché io creo trame, le penso: è
questo il mio lavoro. La fotografia è per me un modo per poter stare a guardare la
gente.
A.M. A proposito cosa sono i "Natural Habitats"?
M.V. Si tratta di colonie di persone che sembrano insediarsi sulle rocce, sulle
spiagge, nei parchi, come se fossero animali.
A.M. Il fatto che tu abbia fotografato le spiagge è perché in quel luogo e in quei
momenti si verifica qualcosa di particolare?
M.V. Sulle spiagge certe interazioni sono più esposte, più facili da vedere, da
cogliere.
A.M. Si creano piccole storie.
M.V. Sì, ma non possono diventare eccessivamente importanti. Talvolta mi servo di
anche di figuranti[…]Io parto da una scena teatrale. Cerco dei teatrini che funzionino,
attraverso varie ricerche, e li riprendo. Non arrivo mai casualmente a quello che
fotografo, ma tramite segnalazioni e studi. Mi muovo per alcuni giorni nei luoghi che
mi interessano, in modo che il teatrino che vorrei mi si formi davanti all’obiettivo. Il
posto è stabilito prima e così la localizzazione della macchina. Questi elementi sono
immutabili, costituiscono il fondamento del lavoro. Il resto si decide in seguito… (vedi biografia)
