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Luigi Ghirri

Già nel 1984 Luigi Ghirri, attraverso la raccolta di immagini e il libro Viaggio in Italia, ha tentato di costruire un pensiero sulla fotografia nel nostro paese. Oggi parecchia strada è stata fatta in tal senso, molte cose sono cambiate, le porte si sono aperte a nuove riflessioni, ma quel primo episodio, è da considerarsi come un importante tentativo di ricerca e puntualizzazione […]
«Forse alla fine i luoghi, gli oggetti, le cose o i volti incontrati per caso, aspettano semplicemente che qualcuno li guardi, li riconosca e non li disprezzi relegandoli allo sterminato supermarket dell’esterno. Forse questi luoghi appartengono più al nostro esistente che alla modernità e non solo ai deserti o alle terre desolate […]. In tutto questo mi sembra di leggere, soprattutto, una sorta di stato di necessità affinché il paesaggio di cui parliamo, luogo del presente, si trasformi e non rimanga luogo di nessuna storia e di nessuna geografia». Importante è il presupposto concettuale della ricerca di Luigi Ghirri, che inizia a muoversi in ambito fotografico alla fine degli anni Sessanta, un periodo straordinariamente ricco di spunti, in cui, come è stato sottolineato anche da Germano Celant, il luogo comune è entrato nella storia dell’arte. Luogo comune che è protagonista della fotografia di Ghirri, sin dai primi scatti, dalle immagini prese all’Alpe di Siusi, alla fine degli anni Sessanta. Le sue immagini sono metafotografiche. La riflessione è sul linguaggio stesso, una riflessione che, in molti casi, comporta anche il suo superamento del medium stesso. Come non ha mancato di sottolineare anche Pellizzari, fondamentale è stato il ruolo dell’esperienza dell’Arte Concettuale nel pensiero fotografico di Ghirri.
Durante la sua breve esistenza Ghirri ha raccolto moltissime immagini, che spesso ha anche fotografato. Ha compreso con acume e intelligenza il mutamento in atto. La nostra stava diventando una società delle immagini. Durante una visita alla casa di Roncocesi, vicino a Reggio Emilia, la vedova Paola, mi ha mostrato alcuni cassetti pieni di immagini di ogni genere, che Ghirri raccoglieva senza sosta. Immagini di ogni tipo, etichette, fotografie, ritagli di giornale, pezzi di carta. Nel 1970 scatta una foto che ritrae soltanto un pezzo di carta da regalo natalizio con le stelle su fondo blu. Il riferimento è chiaro. Negli anni più volte ha ritratto le immagini, le fotografie nelle vetrine dei fotografi, i quadri, i ritagli degli articoli sul tema della fotografia e non solo. Ghirri scriveva: «Forse è questo il sentimento che mi guida quando guardo un paesaggio, le linee di un volto, i volumi di un’architettura, le superfici colorate di un muro, le luci incerte di qualche notturno o la strana armonia che le nuvole donano ad ogni paesaggio del mondo». (vedi biografia)

A. Madesani, 2012

OPERE DISPONIBILI

Ferrara 1978 – 1985
cibachrome vintage da dia
24 x 36 mm, 23 x 14,4 cm
zoom

Formigine 1987 – 1987
stampa cromogenica vintage
13,1 x 23 cm
zoom

Giardino autunnale 1987 – 1987
stampa cromogenica vintage
20,1 x 26 cm
zoom

Reggio Emilia 1990 – 1990
stampa cromogenica vintage da negativo
6 x 7 cm, 20,1 x 26,1 cm
zoom

Reggio Emilia 1990 – 1990
stampa cromogenica vintage da negativo 6 x 7 cm
20,1 x 26,1 cm
zoom

San Giovanni in Persiceto, Bologna 1991/1992 – 1991/1992
stampa cromogenica vintage da negativo 6 x 7 cm
36 x 24 cm
zoom

INSTALLAZIONI

Off-Screen
installation view, Studio la Città 2012
zoom

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